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"They named a brandy after Napoleon, they made a herring out of Bismarck,and Hitler is going to end up as a piece of cheese."

 

 

CinemAperitivo: Deserto rosso [Rote Wüste] I 1964, R: Michelangelo Antonioni mit Monica Vitti, Richard Harris, Carlo Chionetti, 117 Min, OmU

Im Anschluss Aperitivo und Gespräch mit Matteo Forni & dem Autor und Filmkritiker Piero Spila 

[GER]

Giuliana, die Frau eines Ingenieurs und Fabrikbesitzers in Ravenna, gerät nach einem Autounfall in Angstzustände: Mann und Kind werden ihr fremd, die künstliche Umwelt der Fabriken und Raffinerien, die neuen Technologien, die ihren Mann Ugo faszinieren, werden in ihrer Wahrnehmung bedrohlich, verwandeln sich in apokalyptische Visionen des Zerfalls. Nach einer kurzen Liaison mit einem Kollegen und Partner ihres Mannes kehrt sie jedoch ins alltägliche Leben zurück

Deserto rosso war Michelangelo Antonionis erster Farbfilm. Er schildert die psychische Krise seiner Heldin mit einer raffinierten, bewusst irrealen Farbdramaturgie. Es ist auch einer der ersten Filme, die sich Mitte der 60er Jahren mit den Folgen der Industrialisierung und Umweltverschmutzung auseinandersetzten. Monica Vitti spielte zum vierten Mal die Hauptrolle in einem Film von Antonioni und ist mit ihrer eindringlichen Darstellung hier auf der Höhe ihrer Kunst.

Ich habe nie bewusst entschieden, den Film in Farbe zu drehen. Das hat sich von selbst ergeben, denn die Geschichte ist sozusagen in Farbe entstanden. Im modernen Leben scheint mir die Farbe einen sehr wichtigen Platz einzunehmen. Wir sind von farbigen Gegenständen umgeben, ein sehr modernes Element wie Plastik ist zum Beispiel farbig. In dem Film habe ich versucht, die ausdrucksvolle Funktion der Farbe zu nutzen, die Farbe sollte dazu beitragen, den Ton zu setzen, den jede Szene benötigt.
Michelangelo Antonioni

 

Antonioni erlebte am Set von Il Deserto rosso (Goldener Löwe für den besten Film bei den Filmfestspielen von Venedig 1964) einen Zustand der Gnade, denn er hatte zum ersten Mal die Möglichkeit, mit Farbe zu arbeiten und drehte einen Film von außergewöhnlicher visueller Eleganz. Der Schauplatz ist postindustriell: Ravenna als Geisterstadt, die von Nebel und Fabrikabgasen heimgesucht wird, deren Horizont von Masten, Rohren und gigantischen Antennen gezeichnet ist und deren Bäche und Flüsse durch Industrieabfälle verschmutzt sind. Vor diesem apokalyptischen Hintergrund wirken die Figuren wie aus einem weltlichen Krippenspiel, sie bewegen sich nur aus beruflichen Gründen (Corrado, gespielt von Richard Harris) und erhalten erst durch die Manifestation seelischer Unruhe (Giuliana, eine außergewöhnliche Monica Vitti) erzählerische Tiefe. Antonioni fühlt sich vor allem von der verletzten Natur angezogen, er färbt sie ein und verwandelt sie bis zur Abstraktion
Antonioni ist in diesem Film pessimistischer denn je, lässt aber dennoch Hoffnungsschimmer zu. In der letzten Szene des Films geht Giuliana mit ihrem Sohn spazieren. Aus dem von den Rohren durchdrungenen Boden treten Dampfstrahlen aus, gelblich gefärbte Gase verbreiten sich am Himmel. "Was ist das?", fragt das Kind. "Gifte". "Dann sterben die Vögel, die da durchfliegen?" "Nein, die Vögel haben gelernt, sie zu erkennen und meiden sie." Mehr als fünfzig Jahre später ein Satz und ein Wunsch, der sich an die Menschen von heute zu richten sein scheint.
Piero Spila 

Michelangelo Antonioni (1912, Ferrara - 2007, Rom) Nach seinem Abschluss in Wirtschaftswissenschaften studierte er am Centro Sperimentale di Cinematografia in Rom. Er arbeitete im Umkreis Zeitschrift „Cinema“ und debütierte 1943 mit dem Dokumentarfilm Gente del Po. Nach Kriegsende arbeitete er mit Federico Fellini, Luchino Visconti und Giuseppe De Santis zusammen, bevor er 1952 seinen ersten Spielfilm Cronaca di un amore drehte. Internationale Aufmerksamkeit erlangte er Anfang der 1960er Jahre mit L'avventura, L'eclisse und L'eclisse, für die er in Cannes und bei den Berliner Filmfestspielen ausgezeichnet wurde. Deserto rosso gewann beim Filmfestival von Venedig, während Blow-Up in Cannes mit der Goldenen Palme prämiiert wurde. Im Jahr 1983 wurde er bei den Filmfestspielen von Venedig mit dem Goldenen Löwen für sein Lebenswerk ausgezeichnet. Zwei Jahre später unterbrach ein Schlaganfall seine Karriere. 1995 drehte er einen letzten Film zusammen mit Wim Wenders, Al di là delle nuvole/Jenseits der Wolken.

 

[ITA]

 

Giuliana, moglie di un ingegnere e proprietario di una fabbrica a Ravenna, dopo un incidente stradale cade in uno stato di ansia: suo marito e suo figlio le diventano estranei, l'ambiente artificiale delle fabbriche e delle raffinerie, le nuove tecnologie che affascinano suo marito Ugo, assumono ai suoi occhi un carattere minaccioso, trasformandosi in visioni apocalittiche di decadenza. Dopo una breve relazione con un collega e socio di suo marito, torna però alla vita di tutti i giorni.

Deserto rosso è stato il primo film a colori di Michelangelo Antonioni. Descrive la crisi psicologica della sua eroina con una drammaturgia cromatica raffinata e volutamente irreale. È anche uno dei primi film che, a metà degli anni '60, ha affrontato le conseguenze dell'industrializzazione e dell'inquinamento ambientale. Monica Vitti ha recitato per la quarta volta nel ruolo principale in un film di Antonioni e con la sua interpretazione intensa è all'apice della sua arte.

"Non ho mai deciso consapevolmente di girare il film a colori. È venuto da sé, perché la storia è nata, per così dire, a colori. Nella vita moderna, il colore mi sembra occupare un posto molto importante. Siamo circondati da oggetti colorati, un elemento molto moderno come la plastica, ad esempio, è colorato. Nel film ho cercato di sfruttare la funzione espressiva del colore, che doveva contribuire a creare l'atmosfera necessaria per ogni scena."
Michelangelo Antonioni

"Antonioni visse un momento di grazia sul set de Il deserto rosso (Leone d'oro per il miglior film al Festival del Cinema di Venezia del 1964), perché per la prima volta ebbe la possibilità di lavorare con il colore e girò un film di straordinaria eleganza visiva. L'ambientazione è postindustriale: Ravenna come città fantasma, afflitta dalla nebbia e dai gas di scarico delle fabbriche, il cui orizzonte è segnato da piloni, tubi e antenne gigantesche e i cui torrenti e fiumi sono inquinati dai rifiuti industriali. Su questo sfondo apocalittico, i personaggi sembrano usciti da un presepe profano, si muovono solo per motivi professionali (Corrado, interpretato da Richard Harris) e acquisiscono profondità narrativa solo attraverso la manifestazione di inquietudine spirituale (Giuliana, una straordinaria Monica Vitti). Antonioni è attratto soprattutto dalla natura ferita, la colora e la trasforma fino all'astrazione.

In questo film Antonioni è più pessimista che mai, ma lascia comunque spazio a un barlume di speranza. Nell'ultima scena del film Giuliana va a passeggio con suo figlio. Dal terreno attraversato dai tubi fuoriescono getti di vapore e gas di colore giallastro si diffondono nel cielo. «Che cos'è?», chiede il bambino. «Veleni». “Allora gli uccelli che volano lì muoiono?” “No, gli uccelli hanno imparato a riconoscerli e li evitano”. Più di cinquant'anni dopo, una frase e un desiderio che sembrano rivolgersi alle persone di oggi."
Piero Spila 

 

Michelangelo Antonioni (1912, Ferrara - 2007, Roma) Dopo la laurea in Economia, studia al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Lavora nell'ambito della rivista “Cinema” e debutta nel 1943 con il documentario Gente del Po. Dopo la guerra, ha collaborato con Federico Fellini, Luchino Visconti e Giuseppe De Santis, prima di girare il suo primo lungometraggio Cronaca di un amore nel 1952. Ha ottenuto fama internazionale all'inizio degli anni '60 con L'avventura, La Notte e L'eclisse, per i quali è stato premiato a Cannes e al Festival del Cinema di Berlino. Deserto rosso vinse al Festival del Cinema di Venezia, mentre Blow-Up fu premiato a Cannes con la Palma d'Oro. Nel 1983 gli fu assegnato il Leone d'Oro alla carriera al Festival del Cinema di Venezia. Due anni dopo, un ictus interruppe la sua carriera. Nel 1995 girò un ultimo film insieme a Wim Wenders, Al di là delle nuvole/Jenseits der Wolken.

 

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